1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

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salvatore49
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1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » ven ott 08, 2021 1:05 pm

1960, Caracas (Venezuela), mio padre, l’orologiaio italiano al lavoro.
Per un gioco di luce non certo voluto, scompaiono l’orologio, buna parte del banchetto e persino la mano sinistra impegnata nel lavoro.
Solo monocolo, concentrazione e la necessaria serenità per un lavoro di precisione.
Il substrato nebuloso della foto è l’immagine dell’esistenza dell’emigrato, sospesa tra la dura realtà e i sogni di un avvenire migliore.
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Calico » ven ott 08, 2021 4:30 pm

Fantastico. Impressionante come erano quasi tutti magri in quegli anni.
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da ciclista » ven ott 08, 2021 7:47 pm

Immagine fantastica, parlaci un po' del lavoro di tuo padre a Caracas

Oramundo
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Oramundo » sab ott 09, 2021 9:22 am

Mio zio (fratello di mia madre) è stato a Caracas fino al 1964, aveva uno Zenith bumper che gli rifeci il cricco della rochet che un presunto orologiaio qui in Italia gli aveva perduto, appunto mi raccontò la storia di questo orologio che aveva comprato usato da un orologiaio italiano che conobbe al circolo degli emigrati del sud Italia, sarebbe una bella storia se l'orologiaio italiano fosse proprio tuo padre🙂mio zio è ancora in vita ed ha 84 anni (è l'ultimo ancora in vita dalla parte di mia madre).
E bello fare quello che più ci piace.

Gianluca17
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Gianluca17 » sab ott 09, 2021 10:23 am

la mia presenza per 1 mese a Caracas in passato fu una bellissima esperienza, mondo ricco ma povero voluto.
La presenza di marchi svizzeri in quella terra ce stata sempre. Oggi vivere li è molto difficile .
La conservazione degli orologi in venezuela è fantastica il clima costante rende il vintage perfetto.

Gianluca17
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Gianluca17 » sab ott 09, 2021 10:36 am

In quella terra ho visto funzionare orologi con un calibro xxx con bilancieri di altro calibro compreso il ponte. Li funziona tutto compreso il tempo :mrgreen: :mrgreen:

salvatore49
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » sab ott 09, 2021 9:04 pm

Rispondo brevemente a Ciclista. Posto perciò 3 foto che documentano un aspetto particolare del lavoro orologiero nel mondo, quello di un emigrato in America latina quando non esistevano adeguate convenzioni tra le nazioni ospitanti e l’Italia e, quindi, garanzie di qualsiasi tipo per l’immigrato.
Queste foto si riferiscono a un momento avanzato della permanenza di mio padre a Caracas (altre notizie nel forum del 9.7.2021 “le punzonatrici di mio padre, … nella Sezione Generica).
Ormai l’orologiaio proveniente da uno sperduto paesino dell’Appennino Meridionale, dopo alcuni anni di duro lavoro in mestieri diversi dal suo, dispone di un laboratorio di orologiaio attrezzato. Continua comunque ad esercitare l‘attività di riparatore di orologi, al rientro dal lavoro giornaliero, nella stanzetta in affitto che condivide con un compaesano calzolaio.
Le foto se pur sfocate, sono significative. La foto 1 mostra la postazione di lavoro; in primo piano la “macchina elettronica”, una Vibrograph vs 390 che ho ritrovato tra il materiale ammassato nel deposito. La foto 2 evidenzia il banchetto di lavoro su cui è poggiato il braccio di mio padre. Di questo banchetto avrei dovuto fornire ulteriori notizie; non l’ho ancora fatto e di questo mi scuso con Ars 57; lo farò appena possibile. La foto 3 ritrae, da altra angolazione, la stanzetta/laboratorio con la macchina per lavare gli orologi interposta tra i due lettini: mio padre in primo piano, l’amico di stanza sullo sfondo, alle sue spalle.
Mi sia consentita una digressione. Io ho respirato “aria di benzina” quando sostavo nel laboratorio di mio padre, in Italia. Il signore alle spalle di mio padre l’ha respirata, giorno e notte, per 14 anni come un fatto del tutto naturale. Indigenza, voglia di riscatto sociale ed economico, emigrazione richiedevano anche tolleranza per cose che, al solo pensiero, farebbero inorridire un italiano del XXI secolo.
Rivedendo meglio gli ambiti delle varie sezioni del forum penso che almeno la prima foto possa rientrare nel thread “orologiai al lavoro (immagini antiche in bianco e nero)”. Se condiviso, ringrazio chi vorrà farlo.
Appena possibile, procedo con seguito e risposte.
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postazione di lavoro in camera
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foto 2.JPG
... il banchetto di lavoro
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foto 3.JPG
la stanzetta/laboratorio
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Calico » dom ott 10, 2021 6:57 pm

La lavatrice Elma è sempre costata una cifra. Complimenti.
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salvatore49
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » dom ott 10, 2021 8:39 pm

L’attività di riparatore d’orologi in orario serale e notturno - mio padre soffriva d’insonnia …! – andava di pari passo con quella diurna di gestore di un negozietto in proprio di orologi e sveglie, attività questa che gli consentiva di curare i rapporti con la clientela che ricorreva ai suoi servigi per l’assistenza dei segnatempo. Il negozio era ubicato a piano terra “di uno dei due grattacieli nel centro di Caracas” (foto 4).
Finalmente, almeno a partire dal 1960 e fino al suo ritorno in Italia nel 1970, mio padre poté fare veramente l’orologiaio.
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Caracas 1960, il negozietto di mio padre
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Giacomo » mer ott 13, 2021 8:57 am

Interessantissimo articolo, grazie!
Ti invito ad arricchirlo con tutto cio' che ritieni utile, poi lo spostiamo nella sezione Aisorstories, è da mettere in evidenza.
Grazie per questo tuo racconto, stai dando voce a dei ricordi, lo trovo bellissimo.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » mer ott 13, 2021 6:50 pm

Ti ringrazio, Giacomo, per l’apprezzamento. In verità lo scritto si inserisce in un momento delicato della mia vita in cui sto cercando di riscoprire mio padre, che ho conosciuto quando ero troppo piccolo e che non ho saputo apprezzare adeguatamente quando ero troppo grande, e non solo in termini di età. Sono da undici anni in pensione, dopo un lavoro da laureato e con stipendio fisso, sogno di mia madre, non condiviso da mio padre, convinto che avrei potuto avere grandi soddisfazioni dal mestiere di orologiaio e gestore di una gioielleria, magari in terra straniera, partendo da una situazione florida da lui appositamente costruita.
Dopo alcuni decenni dalla morte di mio padre, rivisito il deposito con quanto legato al suo lavoro, scopro e cerco di capire. Tante cose sono personali, altre, a mio giudizio degne di essere conosciute da suoi colleghi più giovani, sicuramente molto preparati, ma che forse ignorano le vicissitudini e le traversie di quanti li hanno preceduti nel passato, talora in situazioni di partenza davvero molto precarie.
Ecco la ragione dello scritto. Le note si riferiscono al Venezuela nel secondo cinquantennio del secolo scorso e, idealmente, vanno ad integrare quanto espresso da Gianluca 17 in questo forum in data 9 ottobre.
Il Venezuela è una terra ricchissima ma dai contrasti economici molto forti dovuti ad un’instabilità politica cronica che l’accomuna a diversi paesi del Sud America. Io non ci sono mai stato, ma ricordo quanto diceva mio padre: <<terra non ricca, ma ricchissima, … a volte pericolosa, anzi pericolosissima; il divario sociale è grande, eccessivamente grande >>. In relazione all’affermazione di Gianluca - “oggi vivere lì è molto difficile” - mi permetto di osservare che questo risvolto non è una novità, ma una caratteristica ricorrente determinata proprio dall’instabilità politica. Riporto al riguardo il mio racconto n.1, che offre uno spaccato dell’ambiente in cui mio padre e tanti altri connazionali erano costretti a vivere.
Racconto n.1. Premessa - Da internet rilevo che “il dittatore Perez Jimenez fece immigrare nel Venezuela -tra il 1952 ed il 1958- oltre un milione di europei (tra i quali 330.000 italiani), che svilupparono enormemente l'economia specialmente della capitale Caracas e cambiarono la struttura sociale della nazione, che aveva appena sette milioni di abitanti nel 1953”. In questo quadro storico si inserisce l’emigrazione di mio padre nel 1956.
Era il gennaio del 1958 e a casa mia, nel tardo pomeriggio, arrivò un telegramma, l’unico e solo in 14 anni di lontananza. Recitava: <<Io, Antonio e Giuseppe, tutti bene>>. Costernazione in famiglia. La notte fu lunga e gli interrogativi tanti. Il mattino portò la triste notizia: <<Manfredi …, Cipriano … uccisi in strada mentre la sirena suonava il coprifuoco>>. Non si trattò di una rivoluzione vera e propria, ma di una sollevazione di popolo con violenti disordini nelle strade che costrinsero il dittatore Peres Jiménez a lasciare il paese e portarono all’elezione a presidente di Romulo Betancourt. Per comprendere la portata della tragedia faccio notare che i due morti e le tre persone citate nel telegramma erano del mio paese, tutti vicini di casa, giovani e sposati con figli. Io non ho mai conosciuto Manfredi e Cipriano. Il figlio di quest’ultimo, però, di alcuni anni più giovane di me e rimasto orfano a soli 3 anni di età, è stato mio amico d’infanzia e di giuochi; la madre indossò il vestito nero di lutto fino alla morte, avvenuta una ventina di anni fa.
Ancora nel 1989 a Caracas ci furono delle coercizioni violente, disordini e violenze nelle strade e si sfiorò di nuovo la guerra civile. Tale agitato periodo è passato alla storia come Caracazo. Agitazioni popolari si sono susseguite successivamente per intensificarsi in modo più marcato e talora tragico negli ultimi anni. Credo che il quadro venezuelano possa essere lo stesso per altri paesi del Sud America (Argentina, Cile, …), dove ancora oggi vivono intere comunità italiane trasferitesi in tempi lontani. Gli orologiai italiani, in queste terre, come furono accolti? Come operarono? Ebbero fortuna o furono vittime incolpevoli di un destino avverso? Mi farebbe piacere leggere altre storie al riguardo. Penso anche che da altre nazioni, di altri continenti, possano venire racconti che possano arricchire le nostre conoscenze, vivificando, nel contempo, la storia del lavoro orologiero italiano nel mondo.
Post scriptum per Oramundo: nei due precedenti miei interventi gli elementi utili da sottoporre allo zio materno.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da ciclista » mer ott 13, 2021 8:11 pm

Credo che quella che ci hai raccontato sia una storia impareggiabile, la ricerca anzi la voglia di fare che accompagnava tanti emigranti e che fecero la fortuna di molte nazioni oltre la propria.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » gio ott 21, 2021 11:00 am

Rimetto ora alcune foto della postazione di lavoro di mio padre nel laboratorio/stanzetta condivisa. In foto 5 l’immagine con didascalia esplicativa: la ceneriera “Lanco” in bronzo (mio padre era un accanito fumatore), poggiata sulla cassetta contenente la punzoniera Boley e Leinen, a seguire il comparatore Vibrograph vs 390, il banchetto da lavoro con Factotum - la macchina per saldare i piedini dei quadranti - e il tornio, poco visibili per la cattiva qualità della foto.
Della parte frontale del banchetto, dò una sommaria descrizione: in alto, immediatamente sotto il ripiano di lavoro, un cassetto in legno per la custodia momentanea di elementi importanti e di orologi in corso di riparazione, sistemati in adeguate custodie; in posizione intermedia un cassetto con base di latta per gli attrezzi di uso comune; immediatamente sotto un telaino in legno, scorrevole come i soprastanti due cassetti, con sottesa una stoffa di colore chiaro per il recupero di elementi di piccolo formato sfuggiti durante gli interventi di riparazione; un ripiano sottostante per la Factotum e i cataloghi dei calibri e dei pezzi di ricambio. Segnalo anche i due battenti di chiusura e il maniglione che, insieme all’altro maniglione non visibile, dovevano consentire in ogni momento la trasformazione del banchetto in cassa da trasporto.
Al ritorno in Italia il retro, le fiancate e la parte anteriore della cassa, comprensive anche dei due battenti, furono eliminati ed il ripiano superiore fu sostituito con uno leggermente più grande, sempre sormontato da un vetro di grosso spessore. Con questa semplice trasformazione il banchetto è stato utilizzato da mio padre, in Italia, fino alla chiusura dell’attività.
In foto 6 è visibile il tornio Lorch protetto da pellicola di plastica.
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foto 5, la postazione di lavoro con didascalia.JPG
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » gio ott 21, 2021 11:02 am

Per concludere le foto 7-9 con il tornio Lorch ed il comparatore Vibrograph vs 390, così come trovati nel deposito.
Alla partenza per il Venezuela la cassa/banchetto fu sufficiente per il trasporto degli attrezzi e dei beni di necessità; al ritorno in Italia furono necessarie altre due casse per il trasporto degli attrezzi da orologiaio e di altri attrezzi necessari per le incisioni di articoli di gioielleria venduti nel negozietto di Caracas.
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foto 7, il tornio Lorch.jpg
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foto 8, Vibrograph vs 390 a.jpg
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foto 9, Vibrograph, vs 390 b.jpg
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Oramundo » gio ott 21, 2021 11:17 am

Che bello vedere un figlio che apre il mondo personale di suo Padre, scoprire oggetti che ha maneggiato, magari ci sono ancora le sue impronte digitali, molto bello.
E bello fare quello che più ci piace.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da salvatore49 » ven ott 22, 2021 9:37 am

Grazie, Oramundo, per le belle parole. In verità sto cercando di tributare a mio padre gratificazioni non fatte, alla luce di considerazioni che solo il tempo e la vecchiaia riescono a far venire fuori. Almeno nel mio caso.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Oramundo » ven ott 22, 2021 10:07 am

Quando i genitori vanno via per sempre noi figli abbiamo dei rimorsi, a volte pensiamo ma abbiamo fatto abbastanza per mio padre e mia madre?
A me e successo e succede ancora, sono cose che un giovane non può capire, solo all'età della saggezza viene fuori tutto questo, diciamo che è un meccanismo normale, non saprei se queste emozioni succedono a tutti, a noi si.
E bello fare quello che più ci piace.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Calico » ven ott 22, 2021 11:31 am

Perché a una certa età iniziamo ad assomigliargli, a capirli, avendo passato medesime traversie e difficoltà. Ma penso che la soluzione più giusta per tutti sia capirli per quello che erano, poiché noi non ne abbiamo colpa: ciascuno deve vivere la propria vita prendendo le decisioni da solo. Poi è la vita che decide e non c'è spazio per colpe e recriminazioni.
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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Oramundo » ven ott 22, 2021 9:47 pm

Ho perso mio padre giovanissimo ed io che ero più di un ragazzo, non ho avuto nemmeno il tempo materiale per godermi mio padre nella vecchiaia, mia madre è morta sei anni fa' e noi figli abbiamo fatto tutto quello che c'era da fare per accudire una anziana madre, eppure si vive cin l'interrogativo, ma ho fatto tutto per il bene di mia madre?
E questo lo vivo come un rimorso, come di aver sbagliato qualcosa nei confronti suoi, invece ho fatto tutto quello che aveva bisogno, ma nel mio inconscio vivo di dubbi.
E bello fare quello che più ci piace.

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Re: 1960, mio padre, l'orologiaio italiano in Venezuela

Messaggio da Paolo Antolini » mar nov 30, 2021 11:26 pm

Grazie di averci ritenuto degni di poter condividere con te questa storia così intima della tua vita, ne siamo davvero onorati
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