DE' MAESTRI D'HOROLOGI

Le ore con il sole.

A cura di: PALTRINIERI

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DE' MAESTRI D'HOROLOGI

Messaggio da PALTRINIERI » ven gen 10, 2020 11:33 pm

DE’ MAESTRI D’HOROLOGI. Giovanni Paltrinieri per AISOR

Tra gli antichi autori che hanno trattato il tema degli Orologi, un posto particolare va a TOMASO GARZONI di Bagnacavallo (RA), (1549-1589, nel volume “La Piazza Universale di tutte le professioni del mondo”. La prima edizione esce nel 1585, a cui ne seguono altre 25 in lingua italiana, tradotta in molte lingue.
Il Garzoni fa il ritratto di ogni mestiere che a quel tempo si svolgeva, e tra questi, anche quello dedicato agli Orologiai. Riportiamo qui tale capitolo, tratto dall’dizione del 1616, pubblicata a Venezia da Olivier Alberti.

DE’ MAESTRI D’HOROLOGI. Discorso LXXX
Il primo inventore degli Horology presso à Greci, per testimonio di Plinio nel secondo libro al capitolo ottuagesimosettimo, fu Anassimene Milesio discepolo d’Anassimandro, & di Talete, & egli fu il primo, che mostrò à Lacedemoni quella sorte d’Horologio che i Greci chiamano Sciotericon, instrumento, che per via d’ombre solari ci dimostra l’hore: ma molto più tardi questi instrumenti si videro in Roma, narrando il predetto nel settimo libro al capitolo sessagesimo, che dodici anni innanzi, che Pirrho guerreggiasse co’ Romani al tempo di Lucio Papirio Cursore furono visti in Roma gli Horology, quali Marco Varrone vuole che in pubblico fossero visti la prima volta al tempo di Marco Valerio Missala e della Guerra Cartaginese, ne gli anni della fondatione di Roma quattrocento settantuno. E’ però chiara cosa che gli antichi non havevano l’Horologio in quella forma che habbiamo noi. La onde il loro Horologio lo chiamavano “Solarium” perciochè solamente nel Sole miravano, & consideravano la ragione dell’hore, havendo essi un certo instrumento distinto con debita proportione di linee, & con un baculo di legno,ò di rame opposto al Sole, che con l’ombra sua dimostrava l’hore, come ci dichiara il Biondo nel nono libro della sua Roma trionfante, ove dice che havevano anco certe Clepsidre, ò vasi di bronzo da acqua & ancor di sabbia (dicono altri), per li quali notavano il corso delle hore.
Però si legge molte volte in Plinio oratore, & in Cornelio Tacito esser stato prefisso à gli oratori, che orassero per spatio di tempo di tre o quattro Clepsidre,& che tali Horology fussero presso a loro lo dimostra l’auttorità di M. Tullio nei libri “De natura Deorum”. E di tutte le sorte d’Horology da Sole tratta minutamente Orontio Fineo,& il Mustero Heretico scomunicato e però indegno di nome, nel suo libro intitolato “Horologio graphia”, così il moderno Giovanni Padoannio Veronese ch’hanno composto un libro particolare della compositione, & uso de’ moltiformi Horology solari, la cui scienza mirabilmente serve alla prattica de’ professori di tal’arte.
Ma Raffael Mirami Hebreo in un suo discorsetto particolare mostra una scienza meravigliosa di fare Horology per via di specchi, che mostrino l’hore in luogo, dove non giunga ragione di Sole.....
.....Ma chi vuol più diffusamente cercar questa prattica, legga il trattato di questo Autore, & per gli horology solari veda i citati Autori, che ne trattano alla lunga, i quali serviranno sibene à maestri d’horology, ma poco giovamento daranno a chi non ha prattica del mestiere, essendo la Theorica in tal materia difficile da dare ad intendere, & capire.
Dell’horologio mobile poi ne tratta il Cardano dottamente nel nono libro”De rerum varietate”, al capitolo settuagesimoquarto. Ma io sommariamente le conchiudo, per toccarne qualche cosa più distinta, che in generale tutti gli horology contengono in sè le hore, le mez’hore, i quarti, & i minuti, et l’Italiano horologio (come recita Giovanni Padoannio) comincia a enumerare l’hore dall’occaso del Sole; & il Gallico, et il Germanico da mezogiorno e da meza notte, & per intendersi d’horologi, bisogna sapere gli angoli horary, gli archi orizontali che gli Arabi chiamano Azimuth,gli archi verticali, l’arco diurno, l’ascensione retta, l’ascensione obliqua, le declinazioni ele distanze, e larghezze, e lunghezze del Sole, i giorni naturali, & artificiali, & de’quali trattiamo nel discorso de’ Cronisti le distanze dell’hore, & i gradi, l’hore equinotiali, l’hore antemeridiane, postmeridiane, l’hore inequali, l’hore occidentali, l’horoscopo, il gnomone, ò stilo dalla mira, le linee rette, le linee perpendiculari, il catheto, la linea meridiana, la linea dello stilo, overo mira, il Nadir, che è il punto opposito alla linea ecclittica, il Zenith, ch’è il punto nel cielo drittamente imminente al nostro capo, il seno retto e il seno verso, la superficie piana, overo orizontale,la superficie verticale, o eretta, o perpendiculare, la superficie meridionale, l’ombra versa, l’ombra retta, e mille altre cose tali, che in questa materia de gli horology sono necessarie affatto.
Gli horology poi communemente ò sono da Sole,col lor gnomone, overo stilo da mira, ò da acqua con la lor cassa (e questo fu trattato da Tesibio), ò da polvere pur con la cassa, ò da ruote con le parti loro cioè, le ruote cò poli,e rocchelli, e denti, & nomi loro cioè, la serpa, la maestra, la pirona, la chiavaruola, la ventaruola, le tacche, il rocchello della corda, lacorda, i contrapesi, il tempo, la cassa, i colonelli, la contrafiella, la spendola, la nociuola da inchiavare, i martelli, la campana, il raggio, il pennone, i numeri. Ove poi si caricano l’hore, si sonano, & servono per svegliatori, mettendoli a segno, & aggiustandoli cò contrapesi, come s’usa.
Questo è mestiero assai honorato, & utile per la gran commodità, che riceve l’huomo dalla notitia dell’hora, & de’ tempi per gli essercity suoi, & è stato illustrato da Gian Carlo Rinaldi da Reggio, che fece nella torre dell’hore in Vinetia tutti i magisteri d’esso horologio, & da infiniti Germani, che hoggidì portano il vanto in questa professione, venendo tutti gli horology più belli, e più giusti dalle parti loro, ove sopratutti fu miracoloso quello, che mandò Ferdinando Imperatore (come scrive il Bugato) a Solimano Re dè Turchi, il quale havea tutti i moti delle sfere, con sì maravilioso artificio, & ingegno ridotti a segno, che l’Opera & l’Auttore in questa professione apparvero mostrarsi al mondo.
Ma il più giusto horologio del mondo è quello dè villani, che mai falla, perchè si sentono al ventre l’hora di pranso, di collatione, & della cena mirabilmente. Il vitio particolare di questi maestri da horology è questo, che per nettare, ò forbire solamente un Horologio dimandano due, o tre ducati, quasi che non si sappia che cosa importi il nettarli di dentro, & che l’huomo non s’accorga, che non gli fanno altra fattura atorno se bene con molte ciancie, & parole dicono haverli aggiustati, raccocie le ruote,posta la mira a segno, accomodato il tempo, raddrizzati molti ferretti, levata la ruggine, & in somma con tenergli in mano un mese fanno sembiante d’havervi meschiato molte opre dentro, & appena gli hanno visti, restano appesi a un muro,o serrati in una cassetta,come da loro si costuma.
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Alfredo
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Re: DE' MAESTRI D'HOROLOGI

Messaggio da Alfredo » sab gen 11, 2020 9:27 am

Contributo molto interessante e anche comico laddove afferma che i "villani" hanno l'ora più giusta perché dal ventre sentono con mirabile precisione quando far colazione, pranzare e cenare.

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Re: DE' MAESTRI D'HOROLOGI

Messaggio da Giacomo » lun gen 13, 2020 9:25 am

Belli Giovanni, questi libri sono davvero delle piccole chicche.

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Re: DE' MAESTRI D'HOROLOGI

Messaggio da Paolo Antolini » mer gen 15, 2020 5:43 pm

Straordinario per un Lughese quale io sono leggere queste cose di personaggio di un paese a fianco a noi
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